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Il segreto dei sapori dei vini Paolo Bea è frutto sicuramente dei minerali della zona in cui si coltivano i vigneti, che donano un particolare aroma ai vini, ma anche di una lavorazione di tipo tradizionale, che cerca di accompagnare i naturali cicli della natura, invece di guidarli. All'interno di una bottiglia di vino vi può essere un leggero deposito a garanzia che non sono stati adottati processi coercitivi.
La produzione di vino è ogni anno differente a causa delle condizioni meteorologiche e di conseguenza le richieste possono rimanere in alcuni casi insoddisfatte, ma nulla è forzato e va contro natura. Ogni bottiglia di vino di Paolo Bea è numerata progressivamente, con l'indicazione della produzione totale e gran parte dei vini Paolo Bea sono esportati all'estero.
Il Sagrantino di Montefalco 2001 di Paolo Bea è un vino rosso dal gusto asciutto, ampio, corposo, con profumi di vaniglia, more, fichi, prugne secche. Questo vino si imbottiglia alla fine del mese di settembre di ogni anno, prima di avviare le operazione di vendemmia.
La ricca composizione organolettica, insieme alla lenta maturazione del Sagrantino di Montfalco, (che prosegue per anni anche dopo l'imbottigliamento) sono i presupposti che creano le condizioni per un lungo invecchiamento del vino. Il Sagrantino manifesta la propria grandezza e pienezza soprattutto dopo un lungo periodo dalla vendemmia delle uve, circa 15 anni dopo. Trattandosi di un vino "vivo", che non ha subito accelerazioni del proprio ciclo di maturazione naturale, si consiglia di usare cura nel versarlo. E' normale la presenza di sedimenti sul fondo della bottiglia.
Si tratta di un vino asciutto, ampio, corposo, con profumi di vaniglia, more di rovo, fichi e prugne secche. E' un vino che si abbina bene a carni rosse, saporite e a cacciagione. Fuori dai pasti è ottimo con crostate di pasta frolla e marmellata di prugne o mele cotogne.
Sagrantino Passito 1999 di Paolo Bea è un vino passito dal colore granato intenso presenta un perfetto equilibrio di zuccheri, alcol e acidità. Seguendo l'antico metodo di lavorazione della passitura, mai inferiore a tre mesi, ma quasi solitamente si arriva a quattro/cinque mesi, le uve di Sagrantino si alloggiano in appositi contenitori con alla base la cannucciola del lago Trasimeno. Tale materiale è importante per permettere una corretta microtraspirazione durante il lungo periodo di passitura, ed evitare così ogni condizione per l'insorgere di muffe dannose.
In generale il periodo di beva ritenuto più idoneo, per coglierne il migliore apprezzamento, è non prima di cinque o sei anni, mantenendo le medesime caratteristiche per almeno altri quattro/sette anni, a seconda delle annate. Vinificano solo le annate che presentano le caratteristiche migliori, tra cui non deve mancare un ciclo meteo ricco di sole e con umidità non eccessiva. |
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